LA MUSICA, LA PREGHIERA…CANALI CHE PORTANO A DIO: quando “progressivo” coincide con AMORE>

INTERVISTA DI PIO DE BELLIS (Musikbox) A FRA’ CLAUDIO ( ex cantante del Biglietto per l’Inferno )

Minucciano, 8 Giugno 2007

Ci siamo riavvicinati a Fra’ Claudio Canali, ex cantante e flautista del gruppo musicale “Un Biglietto per l’Inferno”, oggi monaco eremita, sottoponendogli una serie di domande finalizzate alla conoscenza delle sue riflessioni sull’ “epoca decadente” che stiamo vivendo, vittime della “rinuncia alla ricerca di un senso”.

Dalle risposte, un dato incontrovertibile: l’aspirazione a Cristo trasmette verità sempre viva, giammai statica, ponendo affinità ed attinenze, pur con i limiti connaturati alla materia, con la musica progressiva degli anni d’oro, da cui questo personaggio carismatico in fondo proviene, in un’ evoluzione di pensiero che lascia stupiti, vuoi per un insegnamento progrediente di “ascolto giusto” di note musicali rock e di letteratura religiosa, vuoi per un accesso ideale a un modello di vita distante dal baratro mondano. “Abdicare dall’uomo vecchio” è opera dello Spirito Santo che, ricordiamo, trasformò gli Apostoli, da ignoranti e paurosi, in coraggiosi e sapienti. Liberiamoci, orsù, dal rischioso giogo della “consumistica sprovvedutezza”, al quale si vorrebbero definitamente assoggettare le giovani generazioni: “Così noi non saremo più dei bambini in balìa delle onde e portati qua e là da ogni vento di dottrina, a causa dell’inganno degli uomini e della loro scaltrezza nel far sviare e nel formulare l’errore” (S.Paolo agli Efesini).

Nell’assorbire il verbo cristocentrico di Fra’ Claudio, le emozioni si ancorano all’anima, analogamente a quanto ci regala, dal 1971, il progressive mantra di “Every day Jesus” dei Raminghi.

E così, staccandoci dall’arida riva della canzoncina frivola che impera tutt’intorno, divismo e vanità alle spalle, dirigiamo alla volta di questo messaggio di Luce e di Amore, con la speranza, come recitava una canzone del Biglietto, “che il nostro Dio dall’aldilà veda e perdoni la nostra empietà”.

PIO DE BELLIS

1. Quali utilità, secondo te, può trarre un giovane del nostro tempo, dalla “lezione” nascosta nel saggio consiglio “NON RISPONDERE AL MALE CON IL MALE” ?

RISPOSTA: Se rispondo con il bene al male, non mi chiudo, disperato, nel labirinto dell’odio, ma apro una porta nella Via della Luce.

Che cos’è il bene ? Di che bene intendo parlare ? Il bene cui faccio riferimento è il “bonum honestum”, ossia la virtù: si tratta di quel mondo che riguarda i valori etici, in sostanza, è il fine a cui l’uomo indirizza costantemente le proprie azioni. In questo gesto positivo è nascosta la pazienza, vero e proprio “seme di crescita”, racchiuso nell’intelligenza umana. Contrapposto ad essa domina l’istinto del bruto. La vittoria del bene, in realtà, supera ogni cosa, male incluso, in quanto viene portata dall’amore al prossimo, dalla comprensione, dalla misericordia. Può dirsi, pertanto, che il bene sempre predomina sul male, come, del resto, la Verità vince sempre sull’errore.

Nel “Discorso sulle beatitudini”, San Leone Magno Papa scrive: “Chi ha fede piange il peccato altrui o il proprio, e non per lamentarsi degli effetti della Divina Giustizia, ma perché soffre di ciò che commette la cattiveria umana. Infatti, è più da compiangere chi fa il male rispetto a colui che lo subisce, in quanto la malizia procura all’iniquo la pena. Al contrario, la pazienza conduce il giusto alla gloria”.

Ricordiamo anche le parole di Matteo : “Beati gli afflitti perché saranno consolati”(Mt. 5,4).

Fare il bene, però, non corrisponde a lasciarsi calpestare sempre: esso può coincidere, anche, con una correzione fraterna: se subisci un torto, puoi reagire attivamente, facendo capire all’impostore il peso cui costringe l’impostura, così dando una lezione di alta civiltà e di decoro, insieme: forse l’impostore migliorerà, nella misura, almeno, in cui sarà rimasto sensibile davanti all’inconsueta forma di reazione della sua vittima, autentico vincitore. E’, comunque, certo che si trovano molte difficoltà nel fare il bene, similmente a quelle che si trovano nelle sfide, ove però il premio finale può risultare pari al “cambiare la storia”. La strada è senza dubbio quella giusta.

Nel mondo moderno il pensiero debole procura molta confusione: esso porta al guasto della “bussola spirituale”, risultando, in tal modo, più facile fare il male pensando di fare il bene. E’ una sorta di perfido condizionamento, al servizio di cieche mode e malsani modelli. Quindi, per un retto discernimento tra bene e male, si debbono bere lunghi sorsi d’acqua viva, scaturente dalla fonte della Sapienza, fontana sigillata, collocata nel cuore della Chiesa, Maestra di Verità.

2. I detentori del potere temporale ( “ I PADRONI DAA GUERA “, per citare un frammento suggestivo di un brano della formazione prog romana de “I Libra” ), ossia i decisori delle sorti dell’Umanità, serbano o non serbano ancora in se’, nell’animo, una briciola di consapevolezza, di lucidità, di sentimento, che li porti, nell’arco della giornata, a “leggere con distacco” il peso delle responsabilità storiche che, attimo per attimo, vengono assumendosi?

RISPOSTA: La vera guerra è quella interiore : da essa si scatenano le altre, esteriori. Fino a quando non vi sarà la pace interiore, ossia la tranquillità nell’ordine, ci sarà sempre guerra. Il peccato ha rovinato quel meraviglioso equilibrio, quell’armonia perfetta, raggiungibile attraverso la Pace. In essa, le passioni si trovavano subordinate alla ragione. Quest’ultima, perdurando la Pace, è sottomessa alla fede. In simile stato, alla fine, tutto l’essere è dedicato a Dio. Pur avendo Cristo rinnovato l’equilibrio spezzato dal peccato, e come lo abbia fatto è universalmente noto, ebbene, solo pochi hanno saputo comprenderlo fino a rivivere l’equilibrio divinamente reintegrato: di conseguenza a questi e soltanto a questi tocca di essere nella vera Pace…..quindi ai decisori delle sorti dell’Umanità, pur non potendolo affermare con certezza, se anche Dio inviasse un raggio di Luce durante l’arco di ciascuna giornata, le tenebre che avviluppano le loro menti impedirebbero alla Luce di filtrare. E quand’anche le loro menti fossero rischiarate per un attimo, l’avvertimento non riuscirebbe giammai a penetrare le loro coscienze oramai stratificate di errate morali, prive di Verità, assatanate dal culto dell’ideologia e subissate dall’assoluto interesse materiale.

Ciascuno di noi è, in un certo senso, responsabile di quanto accade nel mondo, almeno per la parte di bene che quotidianamente, pur potendo, non riusciamo a realizzare. Perfino se fossimo senza colpa, ci dovremmo sentire coinvolti : se non cambiamo noi, i malvagi non cambieranno. La Santa Chiesa esorta a pregare e ad operare, affinchè la Bontà Divina ci liberi dall’antica schiavitù della guerra. Allorchè milioni di credenti, nella quotidiana preghiera, recitano “Venga il tuo Regno”, il male, le ingiustizie, le guerre, vengono ad essere abbattute alla radice. Viva Cristo Re! Viva il Suo Regno di Verità e di Vita, di Santità e di Grazia, di Giustizia, di Amore e di Pace. “Il Suo Regno” non è di questo mondo, ma si realizza nel mondo. Tutto ciò che si verifica nella storia dell’umanità è una preparazione alla Signoria di Cristo, che conterrà tutto nel giorno del Suo ritorno nella Gloria.

Purtroppo gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra, fino alla Venuta di Cristo. Solo in quanto vincitori del peccato, uniti nell’amore, riusciranno a vincere anche la violenza, fino alla estrema realizzazione della parola divina “Con le loro spade costruiranno aratri, e falci con le loro lance; nessun popolo prenderà più le armi contro un altro popolo, né si eserciteranno più per la guerra”(Is. 2,4). La speranza è l’ultima a morire, quando un’incessante preghiera sale da ogni cuore nella Pace.

3. A fronte di un insieme di esperienze negative di carattere continuativo e persecutorio, a quali rimedi dovrebbe far ricorso il musicista pop intelligente che, nell’attuale scenario sociale, si senta imbrigliato da modelli ritmici asfissianti, che non lasciano intravvedere alternative illuminanti al di là di un contorsionismo autostrozzante?

RISPOSTA: L’uomo ha bisogno dell’arte, ossia di quel qualcosa che travalichi “il cielo costruito di tecnica moderna, di motori, di guadagni per il benessere materiale”, insomma, di “una voce” che lo renda conscio del fatto che l’utilità immediata non è affatto la soluzione ai problemi di oggi. La scienza, giustamente, progredisce nell’indagine delle cose considerate nella loro oggettiva realtà. La filosofia “legge” le creature secondo il loro significato di Verità. Ma non è sufficiente! La bellezza, che oltrepassa l’oggettività della materia, sfolgora dalle cose, e non può esser colta né dalla macchina filosofica, né dalla analisi scientifica. Occorrono “altri occhi” e “ben altra lettura”. Per la differente lettura del mondo, gli occhi dei fanciulli e degli innamorati (quelli più puri e ardenti sono i santi!) hanno una perspicacia singolare, strumento che permette loro di scorgere con facilità e nitidezza ciò che gli altri non sono capaci di intravvedere. Oltre ai fanciulli e agli innamorati, vi sono gli artisti, che possiedono, dentro sé, un po’ dei primi, avvicinandosi altresì ai secondi, per una peculiare esaltazione di sentimento. C’è di più : gli artisti, non solo comprendono la bellezza delle cose, ma la esprimono sostanziata dalla loro lirica commozione, esprimendo, per ciò stesso, al contempo, in una sintesi irripetibile, sé medesimi. La grande ricchezza di mezzi, costituita dall’apporto tecnologico per l’affermazione di talenti artistici, così allettante per le più giovani generazioni, mi appare schiava delle nuove dittature del suono, responsabili di non aver saputo conservare lo stupore, la meraviglia, la fede, scatenando energie dirompenti, eccessivamente meccaniche e, quindi, produttrici di emozioni robotizzate e teleguidate all’eccesso, alla esagerazione narcisistica. Una vera e propria persecuzione, mai vista in passato, da cui penso sia arduo uscire. L’artista “intelligente”, che sia musicista pop o altro, ha il dovere primario di non perdere i contatti con il proprio cuore, di sciogliere le catene inique che legano un ascolto troppo prigioniero, deve sentirsi, in fondo, partecipe di liberare sé e l’arte dagli impedimenti che affliggono, oggi, l’espressione creativa foriera di autentici valori. La Chiesa ritiene che l’arte sia per sua natura una affermazione dello spirito che trascende e trasfigura la materia, un’estrinsecazione di un moto ispirato che, rivelato al mondo visibile, conduca alla trasparenza di Colui che, invisibile, lo ha creato. Bisogna perseverare nella ricerca di questa nobile bellezza. Ma il vero artista deve impegnarsi a non scambiare il “nuovo” con lo “strano” e lo “sconveniente”. Deve rendersi conto che la novità della tecnica non va assolutamente confusa con la novità dell’ispirazione : la profonda gioia della contemplazione spirituale è ben distante dal piacere spirituale delle mode effimere!

Alcuni, addirittura, mostrano ansia di comporre nuovi canti, quasi soccombendo ad una mentalità consumistica, senza assicurarsi, per buona cautela, della qualità della musica e dei testi. Al contrario, gli artisti, quali trovatori e custodi della bellezza, debbono rivelarla, ad illuminazione e a conforto degli uomini. Ormai è risaputo che sono ascrivibili alla “dittatura del relativismo”, le colpe di avere affibiato la qualifica di “arte” a qualunque espressione plastica e sonora, di qualsiasi individuo. Un artista, che sia tale, sa di dover operare senza mai lasciarsi dominare dalla ricerca di gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, e, ancor meno, dal calcolo di un possibile profitto personale. Esiste un’etica, una spiritualità del servizio artistico. C’è responsabilità. Dai frutti si riconosce l’albero. Se i frutti sono pessimi e bacati, l’albero è malato. Per un musicista, per esempio, il silenzio non è “uno spazio” da imbrattare a piacimento, ma un campo ove si coltiva la Giustizia e ogni Virtù. Quel certo rock nichilista, satanico e dissoluto, che urla con alterigia come una bestia dell’Apocalisse, e che non aspira certo alla virtù della musica classica, e tantomeno alle vette immacolate dell’arte sacra, quel rock-simbolo della devastazione che permea l’arte moderna, parente lontano di quell’altro rock lucido e geniale in cui rilucevano fino a ieri tracce di bellezza, è bisognoso di correzione fraterna perché ha smarrito la retta via, necessita di buon esempio perché è prossimo ad un nefando rumore di morte, merita ancora di risorgere a nuova vita ed essere fonte di bene. Come cambiare, allora?, come comporre univocamente le “giuste armonie”? L’uomo artista deve riformare se stesso, anzitutto in quanto uomo. Deve morire al peccato e vivere per Dio, uscire finalmente dalla schiavitù del male, per esprimersi nella libertà dei figli di Dio. Deve bere a una sorgente d’acqua pura per avere la bandiera e il credo. Essere araldo della Verità nella carità. Amare la bellezza che è il sorriso del bene, consapevole che la bellezza senza il bene è un idolo. Dunque, fare il bene che è il “cuore” della Verità.

Che cosa aiuta l’artista a fare questo ? Il bisogno incoercibile di generare bellezza e, soprattutto, di donarla, condividerla con il prossimo. L’artista e il contemplativo hanno un “cielo” in comune. Il contemplativo sa che nell’ascesi, nell’amore della Verità, il bisogno incoercibile di generare diventa bisogno di “essere generati” dalla bellezza. E’, pertanto, l’artista – contemplativo la vera opera d’arte: è l’uomo che vive in grazia di Dio.

S. Agostino dice: “Canta nel giubilo, cantare con arte a Dio consiste nel realizzare un tal giubilo.

Per giubilo si intende la melodia con la quale il cuore effonde quanto esso stesso non riesce a esprimere a parole. Solo allora il cuore si aprirà alla gioia, senza servirsi di parole, e la grandezza straordinaria della gioia si slegherà, così, dai limiti delle sillabe. Spogliarsi di tutto ciò che è vecchio significa aver conosciuto il “nuovo canto”. Un uomo nuovo, un testamento nuovo, il canto nuovo. L’uomo rinnovato dalla grazia, canta nuove melodie non più con la lingua, bensì con la vita”.

E’ certo che se l’uomo si esprimesse musicalmente in tale grazia, ne deriverebbe un canto libero. Io, trasfigurato dalla Grazia, lascio cantare il cuore : “Fammi danzare nelle Tue armonie. Fai del mio rumore caste melodie. Fammi volare nella Luce del Tuo cielo, nell’immenso, puro, senza più velo. Oltre le oscure nubi di una natura offesa, nella gioia piena di una Grazia resa, dammi le ali della libertà, per lodarTi sempre nell’Eternità.”

Per rispondere a questa domanda, voglio precisare, mi sono ispirato al ricchissimo libro di Luigi Crivelli “Discorsi sull’arte”, alla realizzazione del quale hanno dato essenziale contributo alcuni Cardinali.

4. Il deteriorarsi dei costumi, attraverso “pretesti di un fare festa” sempre più pagano e laido, potrebbe, a lungo andare, grazie anche al dilagante consumismo, sviare dalla retta via le masse giovanili più pecorone, sensibili soltanto a sterili richiami “da Halloween” ?

RISPOSTA: La ricerca della felicità, il desiderio innato di vivere nella gioia sono la spinta naturale che è rimasta al giovane, ormai derubato delle ricchezze che lo avrebbero portato ad essere felice. Hanno rubato il cielo ai giovani ! Non saremo mai felici se non proveremo l’Amore che è Cristo-Dio.

L’amore, i giovani, lo cercano, ma dove ? L’utopia tecnicistica di questi tempi, non pensa al bene integrale dell’uomo, si concentra solo sul profitto. Essa ha così progettato, e vuole gestire, mettendosi al posto dell’Altissimo, un mondo nel mondo, occupandosi in toto anche della felicità, finendo per creare, in tale approccio, “luoghi”piacevoli” per dare solo l’illusione di essa, risultandone, in effetti, non altro che il surrogato.

Nel mondo odierno, regno assoluto dell’apparire, ove la bellezza è ridotta a mero idolo da usare come incantesimo, il giovane non può uscire integro dal labirinto, se non reca con sè il “vademecum delle anime che si possono perdere”. Cosa fare ? Noi, non più giovani, siamo per i giovani. Noi che possiamo, dobbiamo compilare detto vademecum con le pagine della nostra esperienza e saggezza. Siamo obbligati a farglielo assimilare, perché custodiscano tale strumento prezioso nella tasca interna del loro cuore, ne consultino i contenuti nei momenti di bisogno e perfino in quelli di “non bisogno”. Cerchino la vera festa, che è di sicuro ovunque ci sia l’amore vero, l’amicizia vera e in ogni cosa compiuta nell’amore di Dio. La festa è un avvenimento ricorrente spesso nelle parabole del Vangelo e nella Sacra Scrittura, per rappresentare il Paradiso, la felicità, la gioia eterna. Ahimè, le feste di oggi scimmiottano il Sacro e il Vero e così … l’incenso usato puzza di zolfo! I paradisi artificali, le “estasi” e tutto il resto, hanno un sapore di “girone infernale”. Tali feste, come Halloween, sono le feste … delle zucche vuote.

5. La rivista “Musikbox” potrebbe, a tuo parere, contenere uno spazio riservato ad articoli o interviste a illustri personaggi del mondo musicale giovanile che, come te, possano catturare l’attenzione di giovani pronti a sfidare la superficialità, l’istintività cieca, la banalità del pensiero?

RISPOSTA: Penso sarebbe una buona cosa. Chi si trova a dirigere una rivista di così rilevante spessore culturale, gode indubbiamente di una posizione privilegiata, è come si trovasse su di un pulpito dal quale non potrebbe mai mentire. I personaggi intervistati hanno un ruolo importantissimo per la diffusione di una cultura che appartiene ai giovani, i quali vengono attratti per dei modelli adattabili perfettamente alle loro idee in espansione, modelli a cui i ragazzi fanno costante riferimento in quanto espressi con un linguaggio di loro appartenenza. Il problema da affrontare, con attenzione, è la direzione che deve assumere la corrente sprigionata da questa bellissima energia propria del rock! Ecco perché chi tiene i fili della diffusione della cultura giovanile, ha delle precise responsabilità delle quali può essere edificante sorreggere il peso…per una evoluzione del giovane. Le riviste come Musikbox costituiscono un polo di attrazione in questo senso, possono essere fari che illuminano grandemente la meta cui un giovane intelligente deve ambire anche nella scelta delle migliori musiche in circolazione, un coraggioso mezzo affinchè gli adolescenti non cadano nelle trappole di una pericolosa mistificazione. Il male ha pur sempre il suo “fascino”, perché la concupiscenza è il focolaio del peccato. E alcuni personaggi del mondo musicale giovanile utilizzano con malizia e destrezza tutto ciò che può attirare al loro credo, il credo dei profeti delle tenebre. E’ auspicabile sia compito di coloro che curano gli aspetti culturali dell’area giovanile dichiararsi apertamente in netta contrapposizione ai personaggi negativi che affondano le radici nei terreni improduttivi, in cui ogni semenza è destinata a marcire. Musikbox può e, secondo me, deve rappresentare una sana e veritiera memoria, nel mare di confusione imperante, dei valori musicali e non musicali maggiormente rappresentativi di un’onestà che conduca alla liberazione dal male, dalle droghe e da ogni pseudovalore. Un prezioso strumento che ammaestri mentre informa, che affascini benevolmente mentre educa, che ami mentre dona. Sono sicuro che i giovani ascolterebbero volentieri, in un’epoca così confusa ed alienante, una fonte di ricchezza culturale che irrobustisca il senso di una rettitudine di vita e, finalmente, di un sorriso amico.

6. La blasfemia come fase ammorbante di uno stato di disagio giovanile, può convertirsi in “esercizio di dominio della lingua”, quale fase intermedia per approdare, felicemente, alla meta di una preghiera liberante di ringraziamento a Dio, per le bellezze del Creato?

RISPOSTA: “La bocca parla dell’abbondanza del cuore”. Ne consegue che per purificare la lingua, bisogna purificare la mente e il cuore. Se la mente e il cuore si purificano, accogliendo Dio e la sua legge, l’esercizio del dominio della lingua potrà esprimersi in una preghiera liberante di ringraziamento a Dio per le bellezze del creato. C’è più gioia nel cielo della lode, che negli inferi della blasfemia. E il Salmo 91 canta: “E’ bello dar lode al Signore e cantare al Tuo nome, o Altissimo, annunziare al mattino il Tuo Amore, la Tua fedeltà lungo la notte, sull’arpa a dieci corde e sulla lira, con canti sulla cetra”.

7. I registi Alfred Hitchcock e Nanni Moretti, ciascuno a suo modo, rispettivamente con i films “Il Signore e la Signora Smith” (1941) e “Bianca” (1983), sono riusciti a deridere il trend della coppia moderna “aperta”, ossia avvezza a lasciare, anche pro tempore, libero il partner per un altro o per un’altra, così per prova, crisi o bieco capriccio. L’”ingannevole”, al posto della “fedeltà”, finisce per svilire il profondo significato racchiuso nel sacramento del matrimonio, essenziale per la sopravvivenza del “valore famiglia”, sempre più tartassato da una civiltà, così autopunitasi, che parrebbe oramai alla deriva?

RISPOSTA: Il fondamento del matrimonio è la “fides”, la fedeltà coniugale. Va ricordato ciò che è contenuto, nel libro della Sapienza, a proposito degli sposi che non rispettano né la castità delle nozze né la vita del matrimonio: “essi si uccidono l’un l’altro spiritualmente e si fanno reciproco oltraggio con i cattivi costumi. Presso di loro tutto è disordine: il sangue, l’uccisione, il furto, la frode, la corruzione, l’infedeltà, la dimenticanza di Dio, l’ingratitudine, la profanazione delle anime, l’aborto, le dissolutezze dell’adulterio e l’impudicizia, tutto è da essi confuso insieme e portato in trionfo” (Sap. XIV, 24-26).

8. Nella “Lettera agli artisti”, inviata il giorno di Pasqua 1999 da Papa Wojtila all’estabilishment della cultura e dell’arte, viene messo in risalto il ruolo fondamentale, appunto, degli artisti nella società, che evidentemente abbisogna di essi per crescere e far crescere anche sotto il profilo educativo, a vantaggio del bene comune. Il servizio artistico da te reso quale cantante del gruppo di rock progressivo “Un Biglietto per l’Inferno”, punta di diamante da oltre trent’anni nell’universo musicale italiano ed internazionale, può, e come, essere considerato nucleo aggregante di “anime perse” che non cedono al declino dei tempi, a mo’ di riscatto etico, contro il diffondersi innarrestabile di droga, alcool e porcherie similari?

RISPOSTA: Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno anche dell’arte. Con la “lettera agli artisti”, Giovanni Paolo II, rivolgendosi appunto agli artisti del mondo intero, invita a penetrare con intuizione creativa nel mistero del Dio incarnato e al contempo nel mistero dell’uomo: quindi a generare un’arte che sia a gloria di Dio e al servizio del prossimo. Nella “lettera agli artisti”viene inoltre rimarcato che esiste un’etica, anzi una spiritualità del servizio artistico, che a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo. Anche se sussiste notevole distanza tra questo ideale di artista e il nucleo musicale de “Un Biglietto per l’Inferno”, potendo Dio trasformare le pietre in figli di Abramo, rispondo alla tua domanda concentrando l’attenzione su come possa essere nucleo aggregante di “anime perse” il servizio artistico reso nel passato, rispetto al mio odierno essere al servizio. Riferendomi, per la precisione, al LP pubblicato dalla Trident nel 1974, si dice che il messaggio sano per quel tempo e non solo, riesce a evidenziare la ricchezza dei testi che rende, in buona sostanza, l’idea di una ispirazione cristiana, non affatto offuscata da alcuni errori teologici derivati dalla lacunosa conoscenza religiosa . Ed è la musica, che con i suoi ritmi sposa bene il messaggio testuale e la cadenza nel testo, ad avere il merito , pur dopo una purificazione dell’arte nel tempo, di portare ad una valutazione e a una rivalutazione dell’opera de ”Un Biglietto per l’Inferno”. Ma la mia chiamata vocazionale alla vita monastica, da dove viene? Nell’ispirazione e nella costruzione dell’opera, l’artista non è sempre cosciente e consapevole dello spessore dell’opera. Ciò si determina in quanto l’ispirazione in un certo qual modo sorpassa l’artista stesso, che non possiede, per i limiti connessi alla sua propria natura, la facoltà di prevedere quali saranno gli effetti della meccanica della sua opera nel tempo. Né di conoscere che cosa ha esattamente creato. Accade, a volte, come nel mio caso, che l’artista si scopre quale parte integrante dell’opera e vede che Dio permette, redime, purifica, eleva, salva e, comunque, fa fiorire il bene. Allora il valore dell’opera in sé appare in tutta la sua forza, allorchè si comprende che l’Autore vero è il Trascendente, l’Assoluto, il Signore. Parole, queste, che potrebbero facilmente essere fraintese, se non si comprendesse responsabilmente, in primis da chi fruisce dell’opera prodotta dal mio gruppo, il significato profondo racchiuso in essa. Soltanto “avvertendo” il passaggio nel tempo di quest’opera, intesa non esclusivamente quale opera musicale, può raggiungersi il risultato di mettere a fuoco ogni aspetto artistico di essa. Un elemento aggiuntivo che scopre la oggettiva identità de “Un Biglietto per l’Inferno”, correttamente riletto non tanto quale gruppo musicale, quanto come fusione del messaggio e dell’opera artistica con la vita, nella vita e nel lavoro della Grazia su di me, che scrivo da una cella monastica.

Le “anime cercanti”, che non cedono al nichilismo e alla dissoluzione, vedono del Vero in tale accadimento. La strada che porta a Dio, che è Verità. Non più un urlo contro le ingiustizie e l’inferno di questo mondo, ma una soluzione concreta. Un invito a fare deserto, a spogliarsi di tutto il superfluo per giungere al punto dove l’arte si identifica con la vita, nel giusto equilibrio, laddove un nuovo canto ascensionale prefigurato nel vecchio “Biglietto per l’Inferno” continua in una crescita per il cielo.

9. Le persone comuni, inebetite dal piacere puramente fisico che da’ il sesso, privano quest’ultimo dell’unico significato che ad esso può abbinarsi: il piacere della procreazione di un altro essere come “dono di Dio”. Che cosa si può fare di serio perché dalla macchina umana riemerga la chance preziosa della coscienza di un tale, divino privilegio?

Risposta: La pornografia, con la droga e le altre nefandezze, sono armi che l’odio ha impugnato per le “nuove guerre delle idee” subdole e striscianti, il cui obiettivo principale è la distruzione della famiglia cattolica. Questa è un autentico valore, finalizzato alla procreazione fisica e spirituale, alla reciproca e perpetua fedeltà dei coniugi, elevata, santificata e aiutata, in queste massime, dalla Grazia, propria del Sacramento del matrimonio.

La sessualità, qualora slegata dal suo contesto e dal suo compito, che è quello di formar la famiglia, diviene sensualità, che altro non è se non la disposizione a considerare, come sola o prevalente felicità, il soddisfacimento sessuale. Così concepita, la sessualità ha come risultato una vera e propria aberrazione dell’istinto sessuale, condannata non solo dalla morale cattolica, ma anche dalla legge naturale. In definitiva, la sessualità, fuori dall’ordine della creazione, diventa disordine e depravazione, perchè il piacere dell’istinto della procreazione non è finalizzato a sè stesso.

Cosa si deve fare perché dall’uomo riemerga la chance preziosa della coscienza di un tal divino privilegio ? L’esercizio della sessualità è legittimo solo nel matrimonio. Citando l’Enciclica “Casti connubi” di Papa Pio XI, i tre beni del matrimonio sono: 1) il bene della prole (non soltanto intesa come generazione corporea e fisica, bensì come educazione morale e sprirituale: la procreazione è il grande fine che legittima l’atto stesso); 2) il secondo bene è la “fides”, fedeltà coniugale (il pieno donarsi ed appartenere dell’un coniuge all’altro, potestà reciproca sul loro corpo, in virtù del quale gli sposi si giurano perpetua osservanza del patto coniugale, determina la più radicale negazione dell’adulterio, perché la moglie va amata come Cristo ha amato e ama la Chiesa); 3) il terzo bene è il Sacramento (se i primi due beni appartengono all’ordine della creazione, il terzo fa invece parte dell’ordine della redenzione. L’infrangibilità del vincolo sacramentale deriva dal fatto che il Sacramento, esprimendo l’unione di Cristo con la Chiesa, non può essere violato in alcun modo).

La grazia di stato del Sacramento, trasforma, purifica e aiuta i coniugi a mantenersi le promesse, superando gli ostacoli che inevitabilmente sorgono durante la vita matrimoniale. Occorre far ricompendere che, con l’atto procreativo, i coniugi, con l’aiuto di Dio, mettono al mondo una persona: corpo e anima spirituale e immortale infusa da Dio nell’atto del concepimento. Questo è l’uomo, ente indiviso e diverso da tutti gli altri, unico e irripetibile. Tale descrizione rappresenta, in sintesi, ciò che i genitori fanno con il piacere della procreazione di un altro essere, come dono di Dio. Infatti, l’uomo è immagine e somiglianza di Dio, avendo come specifica vocazione quella di diventare la gloria di Dio. Ecco la meravigliosa missione dei genitori e la loro grande dignità di collaboratori di Dio nel procreare un essere mortale e, allo stesso tempo, immortale.

10. La gente pensa, per sommi capi, che la rinuncia di tutto il clero alla così detta vita normale, sia imputabile a cause personali, legate a vicissitudini o ad una peculiare caratteristica del soggetto o, se mai, alla di lui “forma mentis”. In verità, non si tratta di una scelta all’inverso, operata cioè da Dio sull’uomo pio che coglie i segnali ed accetta in umile silenzio…”Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente…” ?

RISPOSTA: La vocazione al sacerdozio o alla vita di consacrazione, non è opera umana, ma una esplicita chiamata di Dio alla persona. Il primo che risponde a questa domanda è Gesù stesso che dice: “Non siete voi che avete scelto Me, ma sono Io che ho scelto voi”.

In questi ultimi tempi, le vocazioni religiose non sono numerose come quelle del passato, a causa della perdita della fede, e anche per il fenomeno della denatalità delle popolazioni dell’Occidente.

S. Francesco di Sales, Vescovo cattolico (1567 – 1622), afferma che”Dio ha molti mezzi per chiamare gli uomini al Suo servizio. Si serve, infatti, ora della predicazione, ora della lettura di buoni libri. Alcuni furono chiamati nell’atto di udire le sante parole del Vangelo, come capitò a S. Francesco d’Assisi e a Sant’Antonio…Altri sono stati chiamati per mezzo di disgusti, disgrazie e dolori che, sopraggiunti loro nel mondo, li hanno indispettiti contro di esso, inducendoli ad abbandonarlo. Il Signore si è avvalso spesso di un tal mezzo per chiamare al Suo servizio persone che non avrebbe potuto prendere in altro modo. Poiché, sebbene Dio sia onnipotente e possa tutto quel che vuole, pure non ci vuol togliere la libertà, una volta donataci. E quando ci chiama a servirlo, vuole che andiamo di buon grado verso di Lui, e non per forza né per costrizione”. Personalmente credevo che la chiamata del Signore fosse per alcuni privilegiati, ma quando la sperimentai su me stesso, stentavo a crederci…era cosa troppo grande per ciò che ero e che sono. Il Signore chiama ciascuno alla propria vocazione, chi al matrimonio, chi allo stato religioso…ma bisogna saper ascoltare. Molti non se ne curano per nulla e vanno avanti nella vita ascoltando il mondo o sé stessi o i falsi profeti, così imboccando strade sbagliate: tutto diventa pesante e non si è affatto felici. Quando avvertii la chiamata, ero in ascolto da tempo poiché m’ero accorto che tutto per me era un completo fallimento: avevo percorso strade che non portavano a Dio. All’inizio non capivo e respingevo questo sussurro dell’anima. Più tardi dovetti cedere perché il Signore mi chiamò in modo così forte, che non potevo avere più alcun dubbio. Se pure in quell’occasione avessi respinto la chiamata, avrei mentito anche a me stesso. Una chiamata chiara, interiore, meravigliosa, che il mondo, la carne e il demonio cercarono per diverso tempo di offuscare in vari modi, ma che sempre riaffiorò unita al mio desiderio di conoscere, amare e servire Dio, nella pace. Quella pace che Lui mi dava e con cui mi saziava : fu allora che mi dissi : “Fiat mihi secundum verbum tuum”, ossia “Si faccia di me secondo la Tua parola”. Dopo quattordici anni vita di vita monastica, mi persuado sempre di più che Dio, nel chiamare a sé persone al Suo servizio, si serve molte volte dei cocci anziché delle pietre angolari, perché appaia maggiormente la Sua Gloria e l’azione della Sua Grazia.

11. Nell’album “In the Court of the Crimson King” ( Island - 1969), i King Crimson eseguono, tra l’altro, il brano di delicatissimo spessore melodico “Epitaph” (Fripp-McDonald-Lake-Giles-Sinfield), un verso del quale recita: “Confusione sarà il mio Epitaffio…”. Secondo te, quale “iscrizione sepolcrale” dovrebbe, al contrario, lasciarsi sulla tomba un autentico cristiano che abbandona questa “valle di lacrime” e va al “Giudizio Finale”?

RISPOSTA: Nel cimitero dei Certosini vi sono solo croci senza nome. Dopo una vita passata da reclusi nella Certosa, essi lasciano questo mondo nell’anonimato. Rimasi letteralmente senza parole quando mi trovai di fronte a quelle croci. La loro vita stessa era l’epitaffio. In realtà, un breve scritto sulla loro vita c’è, ma esso è ben celato nel segreto del “Chronicon monasterium”, quasi anticipazione del “Giudizio Finale”. Erano persone ordinate ed equilibrate, ed ora dove sono? Dove sono quell’avvocato, quel calciatore, e quel musicista, trasfigurati dall’abito monastico? Che cosa facevano qui, durante l’intera giornata, per tutta la vita? Essi erano con Dio! Così vicini a Dio, che si trovavano già nell’Eternità! Il nostro epitaffio, l’epitaffio di un cristiano, è scritto nella vita che egli ha condotto, poiché è stato un uomo che ha creduto, ha sperato, ha amato. Altri uomini, dopo la sua dipartita, lo ricorderanno per qualche tempo, poi il silenzio parlerà della brevità di questa vita e dell’Eternità. Lasciamolo scrivere allo Spirito Santo il nostro epitaffio, corrispondendo giorno dopo giorno all’azione di Dio su di noi, e, alla nostra morte, tutti lo sapranno leggere. E se proprio dovessi scriverlo, sceglierei l’antifona che, con giubilo, echeggia in tutte le chiese nel giorno di Pasqua: “SURREXIT DOMINUS VERE! ALLELUIA! ALLELUIA!”, ossia “IL SIGNORE E’ VERAMENTE RISORTO! ALLELUIA! ALLELUIA!”.

( Per gentile concessione di Pio De Bellis e Musikbox)