Una coppia di giovani amici, Sandro e Moira, voleva andare a Lourdes per ringraziare la Vergine Santa di una molto probabile Grazia ricevuta, e chiedevano se un Frate di noi poteva accompagnarli.

 Ci conosciamo, siamo amici, ma la nostra "stabilitas Ioci" ci impone di non uscire dall'Eremo, se non in caso di necessità e a discrezione del Superiore. Infatti, il Superiore continuava a rispondere alle loro gentili insistenze, che non era possibile.
 Poi, ad un tratto, io avvertii internamente una dolcezza che di solito si prova quando c'è la presenza spirituale della Vergine Santa, e, quasi contemporaneamente, il Superiore cambiò parere e disse: "Ah! Ma se dovete ringraziare la Madonna, allora... vi potrebbe accompagnare Fra’ Claudio!". E, quasi fosse tutto normale, partimmo con il treno degli ammalati. Era, il mese di luglio dell'anno 2002; anch'io figuravo come ammalato ed era vero: malattia dell'anima, guaribile, certo, ma solo andando dal medico divino.

 Arrivati a Lourdes, i pensieri accumulati mi portavano ad aspettarmi chissà che: c'era l'attesa di qualche cosa di grande, come può essere tutto ciò che ruota attorno alla Madonna. Appena sceso dal treno, pochi passi, e la prima persona che trovo è un Sacerdote di una parrocchia molto vicina all'Eremo e che ogni tanto ci viene a trovare, quindi, dopo la meraviglia e gli abbracci, ci sembrava di essere a casa. Poi, tutti ci si è aperti un po': ammalati, dame, barellieri, accompagnatori: sembravamo (e lo eravamo), una famiglia felice, riunita attorno alla Mamma Celeste.

 Giunti all'albergo, dopo l'assegnazione dei posti letto, presi accordi sugli orari relativi a pranzo, cena, e così via, abbiamo cercato in tutti i modi una anziana sorella che, oltre esser stata insegnante di musica e aver diretto il coro in una Chiesa per sedici anni, è anche nostra Oblata, per cui ci si vede tutti i Sabati e le Domeniche, ma con la quale non avevamo concordato l'incontro a Lourdes: appartenendo alla Lega Sacerdotale Mariana da quattordici anni, sapevamo che in quei giorni anch'essa si trovava lì.

 C'era gioia e meraviglia a pensare che nulla avviene a caso, e queste "coincidenze provvidenziali" aumentavano l'amore verso la Madre Santissima, perché ci sentivamo più vicini a Lei; il mondo non era poi così grande e, con l’aria che si respirava, sembrava di esser in un bel sogno. La cercammo all'albergo che ci aveva segnalato, ma tutte le circostanze ci portavano lontano: non era lì che la potevamo trovare. Siccome lei cantava nel coro che alla sera, quando c'è la processione con i "Flambò" e la recita del Santo Rosario, è disposto all'ingresso del Santuario e da quella posizione si ha la vista di tutta la processione (ventimila persone?), scherzando, come mio solito, dissi: "Beh! Quando passeremo con la processione, la vedremo e la saluteremo lì", e feci il gesto della mano, come quando si saluta una persona. Abbandonammo quindi la ricerca e, senza dirci nulla, avvertivamo che l'avremmo vista: vuoi che la Madonna non programmi questo incontro?

 Alla Grotta fu un incanto di Paradiso: la Grotta, la sorgente, la statua della Vergine nella nicchia naturale, tutto quello che avevi letto, visto nelle fotografie, pensato, ruminato... era lì, reale, meraviglioso, e la presenza della Madonna era forte e dolce come un abbraccio dal quale non ti staccheresti mai più. Passammo anche noi sotto la Grotta, toccando con alcuni oggetti religiosi la roccia di Massabielle, dove centoquarantacinque anni fa era apparsa la Vergine Santissima, Regina del Cielo e della terra, parlando a Santa Bernadette. Con gli oggetti che avevano toccato quella roccia volevamo quasi portare via quel "qualcosa di meraviglioso" che vi si avverte. Voi, Vergine Santa, vedevate tutto questo, e Vi ringrazio per la conversione: mi sentivo il figliol prodigo, e, quando mi accorgevo dell'abito religioso che indossavo, non potevo non commuovermi e ringraziare per la vocazione religiosa, la più bella e la più grande cosa che, dopo il Sacerdozio, possa avvenire ad un uomo. Se poi pensavo e penso a quello che ero, mi accorgevo e mi accorgo, che il miracolo è proprio la mia vocazione religiosa, e credo che siate stata Voi a volerlo, Vergine Santa, altrimenti non avrei potuto amarVi come dovevo, non avrei potuto riparare come devo e non avrei potuto vedere le meraviglie del Signore (poi chi sa quali altri motivi imperscrutabili e certamente meravigliosi, che solo Dio sa, ci sono).

 Andammo anche alle piscine incolonnati con i malati e i barellieri; il vicino contatto con i malati, senza barriere mentali ed egoismi, infranti e distrutti dalla presenza della Mamma Celeste, ci faceva vedere la grande famiglia che è l'umanità. Come non aiutare il fratello bisognoso senza colpa del suo stato? I barellieri, a volte, erano eroici, con quel fervore che abbatte paure, ostacoli, con quel donarsi in Maria che portava il fratello ammalato a sentirsi a casa, amato, e penso, a volte dimentico della malattia, tanto è potente il fuoco della carità. In più c'è la speranza del miracolo: ogni tanto la Vergine Santa ne fa di spettacolari, ma sempre chi va a Lourdes con intenzioni oneste (e a volte anche disoneste), torna guarito nell'anima o con qualche cosa che la mano misericordiosa e materna di Maria Santissima dà ad ognuno di quelli che vanno a trovarla in questa Sua casa (il Santuario e la Grotta di Lourdes). Con queste speranze ci si avviava alle piscine. Dopo circa due ore di attesa, passate in preghiera personale e riflessioni adatte, mi ritrovai, grazie alla compassione di un barelliere che disse: "Fate passare quel Padre - Padre a me, figuriamoci! - che è tanto che aspetta!" a pochi passi dall'ingresso delle piscine, e un po' per l'emozione di vedermi con l'abito religioso e quindi pensando alla mia responsabilità di fronte a Dio, ma anche di fronte ai fratelli che perfino con gli sguardi cercano in te Dio, rispettano in te Dio, amano in te Dio; un po' per l'attesa di quel "qualcosa" di grande e superiore alle tue forze, mi gettai a pregare la Vergine Santa, mettendomi con fiducia nelle Sue Santissime mani perché era il mio turno: ero solo un po' intimorito dal fatto che mi facessero spogliare con gli altri uomini. Pregai San Massimiliano Maria Kolbe perché avevo l'idea del lager: certamente la piscina non era la camera della morte, ma bensì della vita. Ma quando entrai e vidi una decina di tende che coprivano altrettanti locali con piccola piscina dove scorre l'acqua miracolosa di Lourdes, e quando un custode mi chiamò e aprendo la tenda vidi cinque o sei uomini quasi nudi, rimasi un po' male: strano, qui dalla Madonna una situazione così?

 "Lei venga qua", mi disse un altro custode; ci andai e dietro la tenda c'era un solo uomo, abbastanza lontano. Tirai un sospiro e, mentre mi preparavo, vedevo che la mano materna di Maria Santissima, alla quale non sono degno nemmeno di pensare, aveva disposto le cose così e, quando sono disposte, sembra cosa normale, perché Lei è vicina e ti accompagna. Senza altri traumi e problemi, fui immerso nell'acqua, dopo aver recitato un Ave Maria con i barellieri, di fronte alla statua della Madonna, e dopo aver fatto un segno di Croce in ricordo di quello insegnato dalla Vergine Santissima a Santa Bernadette. Avvertii, non subito, una trasformazione, ringraziai e corsi verso la Grotta con la netta sensazione di aver lasciato nell'acqua della piscina tutta la mia sporcizia spirituale e, leggero e compunto, arrivai alla Grotta dove mi inginocchiai.

 Sentendomi comunque indegno della presenza di Maria Santissima, dopo breve preghiera, andai a confessarmi, per essere meno indegno, e lo scrupolo di abbandonare, anche se per breve periodo, il fratello e la sorella compagni di viaggio se ne andò, pensando che tutto lì era sotto lo sguardo di Maria. Quando ci trovammo per il pranzo e per la cena, il fratello, la sorella ed io, eravamo a tavola nella sala dell'hotel "Salus Infirmorum", proprio di fronte ai malati che venivano letteralmente imboccati dalle buone e servizievoli dame, di cui il volto, i gesti e la dedizione manifestavano che erano al servizio della Vergine Santissima. E ciò che incantava noi, un po' impacciati di fronte a questo fatto, pur naturale e quotidiano della refezione, era che anche lì c'era Maria Santissima; anche lì le barriere crollavano e non era più un pranzo, nemmeno un'agape fraterna, ma una predica: il malato e la dama erano su di una luminosa cattedra. Ci insegnavano tante, tante cose: l'amore fraterno, l'accettazione della malattia, l'amicizia vera senza secondi fini, che oltrepassa il tuo star male, il tuo sentirti a volte handicappato, e come in braccio al bene più grande, dimentico di tutto ciò che può essere tenebra e che dalla luce ti parla con la luce, questa luce calda, radiosa, felice che, come acqua viva, corre da cuore a cuore e disseta, finalmente disseta.

 Mimmo era il nome che si sentiva di più a tavola, trent’anni di età, seduto su di una sedia a rotelle con una malattia che aveva fortemente disturbato i movimenti e la parola; sembrava il più coccolato, non conteneva la sua gioia e, tra sorrisi e piccoli gridi, ci portava all'ascolto di questa predica. All'inizio, sospettosi come si è quando si è imbevuti fino al midollo, di questo mondo, si pensava non proprio bene di lui: certo, era ammalato, ma voleva questo, quell'altro, eccetera.

 Poi, al gradino superiore, vi fu il pensiero che era giusto così, che vanno amati e che c'è gioia nel servire i malati. Successivamente si scopre che il suo volere questo e quello è ciò che forma la tua gioia nel dare, purché il velo del sospetto cada e tutto sia nell'amore. Quando Mimmo parlò al fratello e alla sorella, non so né come cominciò né cosa successe perché era cosa loro e non ascoltavo, ma era palpabile quello che passava tra loro, così, nella schietta semplicità, nella sincerità e nella verità, sgorgò questo fiume di acqua viva e, quasi a difesa di questo evento di luce, continuò la loro compostezza nel maneggiare posate e bicchieri, ma, a tradire il loro cuore, furono le visibili lacrime e i volti trasfigurati. E quando, subito dopo, il fratello mi raccontò l'accaduto, commosso e compunto, capii che non erano i corpi malati che si erano parlati, ma le anime con le loro speranze, guarite dall'amore e travolte dall'emozione delle cose vere, grandi, sperate e trovate, che crescono solo sotto il manto della Vergine Santa. Dato il posto dove eravamo, mi viene in mente che davvero, che non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

 Nel pomeriggio seguente partecipammo alla splendida processione con il Santissimo Sacramento, portato da un Sacerdote in un grande ostensorio, protetto da un baldacchino sorretto da sei uomini, scortato, incensato ed adorato: era preceduto da un grande striscione con scritto, a grandi caratteri: "Gesù Cristo". Certamente non era un gran che per quel che è Gesù, lo si dovrebbe vedere circondato ed adorato da miriadi di Angeli, ma per quel che l'uomo può fare, tutto questo sembrava grande cosa. C'era anche una bella musica d'organo, archi e una tromba squillante, il cui suono metteva sull'attenti lo spirito davanti al Re de re. Alla fine della processione, nello spazio antistante il Santuario ci fu la benedizione Eucaristica degli ammalati. Anche qui, a volte, succedono miracoli eclatanti; stavolta non ce ne furono di visibili, ma solo la processione di persone di ogni nazione e di ogni razza è già un miracolo, tutti in pace, tutti in silenzio adorante. Mi ricordo una donna che mi si inginocchiò al fianco con una pietà, con una compostezza, con un amore tale che mi sentii un verme; aveva anche un abito meraviglioso, forse qualche abito da cerimonia di una qualche tribù. Non ricordo il volto, forse nero, perché vedevo, senza volerlo, con la coda dell'occhio; quell’abito decoroso che luccicava, pieno di piastrine e colori, era una preghiera. In quel momento sembrava che stesse dando proprio tutta se stessa, tutti i suoi averi, tutte le sue forze, lei che non era una religiosa (chiedeva una Grazia? Non so!). Sembrava uno specchio di luce che rifletteva e mi faceva dire: "Ti vedi fratel tiepidino? Che fai ora?". Mi ritrovai prostrato in adorazione, adorando quel Signore degno di essere adorato da tutti gli uomini, da tutti gli Angeli, da tutte le Sue creature, incessantemente, ardentemente, eternamente e spero che almeno questa circostanza sia stata meno indegna di tutte le altre. Alla sera iniziò la processione con il Santo Rosario e i "Flambò" accesi; ci unimmo, ma subito ci divisero perché, avendo io un abito religioso, mi misero con i Sacerdoti, e dopo i mie soliti "Domine non sum dignus" mi ritrovai vicino ad un Vescovo. Sia fatta la volontà del Signore! La Vergine Santa ci ama veramente tanto, se ognuno corrispondesse alle chiamate dello Spirito si ritroverebbe in un mondo nuovo che sembra un sogno. Camminavo con tutti i fratelli e sembrava proprio di andare verso il Paradiso; c'era una gioia indicibile quando ogni decina del Santo Rosario, recitato in varie lingue, si cantava l’Ave Maria di Lourdes alzando il flambò. Anche il cuore saliva e il mondo non era più, non più brutture, dispiaceri, dolori, ma questa gioia era la vicinanza della Vergine Santa e la speranza di vederla un giorno.

 Arrivati vicino alla gradinata del Santuario dove c'era una grande statua della Vergine Maria con due bracieri accesi e dove la processione si ferma e solo i Sacerdoti e i Vescovi salgono sul piano antistante alle porte del Santuario, anch'io mi fermai, ma alcuni Sacerdoti mi invitarono a proseguire, e quindi a salire su questo piano che sembrava un grande palcoscenico perché lì c'erano una trentina di cantori, l'organista con l'organo collegato agli altoparlanti, e fratelli di varie nazioni, che erano quelli che recitavano il Santo Rosario ognuno nella sua lingua. C'era tutto il mondo, anzi tutto l'universo, se pensiamo alla comunione dei Santi. Passammo davanti ai cantori, e cercai velocemente quella sorella, ma non la vidi e, quando ci fermammo, mi trovai abbastanza vicino all'imponente organo amplificato: microfoni, cantori, fari, tutto mi ricordava l'uomo vecchio, quell'agitato che ero quando cantavo e suonavo in quel gruppo musicale. Davanti a noi c'erano almeno ventimila persone con i "Flambò" accesi e la statua della Madonna era molto, molto bella, la Sua presenza spirituale era forte e quei bracieri accesi, la fiamma alta aumentavano il senso del sacro. Fui tentato di guardare a lungo questo fiume di persone che cantava e gioiva, ma pensando a tutte le volte che dal palcoscenico guardavo il pubblico e, capendo che non ero puro abbastanza per guardare e dare gloria a Dio senza vampate di amor proprio e di orgoglio, decisi di non farlo e di offrire al Signore quella mortificazione in espiazione e penitenza.

 Proprio mentre guardavo a terra, "istintivamente" girai lo sguardo verso i cantori e vidi, a non più di dieci metri, quella anziana sorella che cercavamo, ma che solo ora il Signore mi faceva trovare. In quell’istante ricordai che lei aveva diretto un coro per sedici anni in una Chiesa, che lei sempre aveva amato Gesù e Maria, che forse, avendola vicino da tempo, erano le sue preghiere che mi aiutavano nella mia riparazione e penitenza e che forzavano il Signore a perdonarmi di tutto quel disastroso passato dove i talenti dati erano stati usati male e non davo gloria a Dio. Quindi: tra il ricordo del passato e quel momento c'era un abisso. Come era bello stare lì, ci sarei rimasto tanto, tanto tempo!

 Quella dolcezza, quella gioia piena, come era diversa dai baracconi rock, dove c'è tutt'altro: il rischio di andare all'inferno veramente ed eternamente, la perdita di quel tempo prezioso che si trasforma in oro quando è usato bene, per il bene, per il vero bene che è Dio l'Amore, la Bellezza. Lì a Lourdes la bellezza è di casa anche nei canti e nelle musiche che non percuotono l'orecchio e intorpidiscono il cuore, ma raddolciscono l'animo e lo fanno più degno del Divino Ospite e della Sua Santissima Madre. Fu per me una bella lezione e volevo chiudere quei momenti meravigliosi salutando ed abbracciando quella sorella che la Divina Provvidenza aveva messo lì vicino e che, in momenti come quello, faceva trasparire la vera gioia, quella di adesso ma, soprattutto, quella che ci sarà dopo che il Signore avrà messo sulla bilancia e soppesato tutte le nostre azioni.

 Chiesi dunque ad un Sacerdote che mi era vicino se potevo andare a salutarla e, dopo aver avuto la risposta positiva, chiedendo il permesso per passare davanti ad un Vescovo e ad altri Sacerdoti, arrivai fino a due metri da lei, senza che se ne accorgesse. Voi, Signore, permettevate questo affinché fosse più bello il nostro incontro e anche perché c'era un velo di timore e di tremore che nemmeno la gioia poteva lacerare, ma solo Voi, Signore, potevate scostare.

 E fu qualche cosa, assieme a quel "Fra’ Claudio" che nella grande meraviglia uscì dal suo labbro e dal suo cuore, quando sentì pronunciare da me il suo nome che ci allontanò ancora di più da questo piccolo mondo, per farci intravedere quello che prepara il Signore ai suoi servi fedeli.

 Gioimmo di quella gioia che non dimenticheremo mai, perché Voi, Vergine Santa, eravate lì e noi eravamo nel Vostro dolcissimo cuore. E questa melodia che all'incontro scaturì dalla sorgente intorpidita dalle alti sonanti musiche della "cultura rock", ma ormai depurata dalle lacrime e dalla rinuncia, con la sorgente placata, casta e virtuosa della musica sacra, fu preludio ai concerti angelici nel mare senza sponde dell'Eternità, della Bellezza, della Gioia. "Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia, perché io possa cantare senza posa. Signore, mio Dio, ti loderò per sempre" (Salmo 29, 12 - 13). E affinché si potesse condividere questa gioia grande, così come l'amore si espande, ci trovammo, dopo pochi minuti, quasi vicino alla statua della Vergine Santa con il fratello e la sorella compagni di viaggio e un Sacerdote che mi aiutò nei momenti di bisogno e che si scoprì musico: eravamo sorridenti, felici, come se ci conoscessimo da sempre, abbracciati dall'amore e vibranti nelle similitudini interiori.

 Tutto questo non poteva capitare in nessun'altra parte del mondo se non a Lourdes, dove la Vergine Santa è Regina, Madre di misericordia, causa della nostra letizia, e da dove tutti ritornano guariti, lieti ed innamorati.